L'inizio di un viaggio
Inizio questa pagina consapevole di star commettendo un grave controsenso: da che mondo è mondo infatti un blog, dove ‘b’ sta per ‘web’, non si scrive su un quaderno. La contingenza però non lascia altre possibilità, visto che in treno pc non ne vedo, men che meno di connessi ad internet, e poiché finalmente trovo, nel mio eterno fancazzismo impegnato, due minuti per scrivere devo sfruttare la buona vecchia chirografia, sperando poi di districarmi fra questi segni incomprensibili che mi ostino a chiamare parole e che qualcuno, nel freddo della notte gennarina veronese, provò già a tradurre con deludentissimi risultati e perdendo una mano per il gelo…scusami!
Ebbene, finalmente inauguro questo nuovo blog, creato da tempo con la mia iscrizione a Splinder ma mai utilizzato. Sarà brutto, in questi primi tempi, perché il tempo per dedicarmi all’estetica e a caratterizzarlo un po’ non è molto, e di sicuro la rete handicappata di Milano non mi farà accedere a tutte le funzioni, ma credo sia effettivamente lo spazio più adatto per parlare di me, lontano dalla piazza chiassosa dei blog su msn, dal quale, pian piano, scomparirò! Inizio raccontando questi ultimi giorni, che effettivamente si sono rivelati senza preavviso straordinari e che mi hanno fatto trascorrere momenti di incredibile intensità. Sappiate dunque che il post sarà lungo, molto lungo…dunque, amici cari, buona lettura e buona fortuna!
-Pietro-
Tutto inizia venerdì mattina, con una giornata splendidamente nebbiosa per i postumi del giovedì, che mi vede già di buon’ora (dipende dai punti di vista, in effetti…ma per me era prestino!) armeggiare al computer per provare a ricostruire la rete, miracolosamente disintegrata da una riuscita coalizione mamma-fratello durante la mia trasferta meneghina per l’università. Il primo appuntamento previsto per la giornata è fuori da scuola, come da tradizione, questa volta per uscire a pranzo con Michele, e così la mattina può essere investita nell’opera informatica, che giunge al fine ad una trionfale mia vittoria con la resa incondizionata del pc di Alvise che accetta di trovarsi da sé un indirizzo IP e di pagare per sessant’anni indennità di guerra alla Francia: Versailles insegna sempre come umiliare i nemici sconfitti! Dopo questo assai poco entusiasmante lavoro di bonifica, ed inseguito ad una complessissima vestizione turbata dai dubbi più annosi (“Elegante o sportivo?”, “Scarpe nuove o no?”…son problemi, eh?) che ha richiesto la convocazione di una commissione della Duma creata ad hoc per risolverli, mi sono recato baldanzoso verso il mitico Maffei. A piedi, ovviamente, perché il mio malvagio dirimpettaio (leggasi Alvise), non pago delle già infinite molestie già inflittemi con il computer, si è pure fregato la bici. Meglio così, però, perché sarei stato in compagnia e sarebbe stata un impiccio soltanto.
Arrivo a scuola, stranamente non entro nemmeno al centralino (mi sto disintossicando, lentamente…) e mi ritrovo immerso in quel tipico turbine relazionale che sono le scale d’ingresso: milioni di voli, una sessantina di discorsi iniziati e lasciati a metà, tante persone, e qualcuna in particolare, che fa sempre piacere rivedere, compresi alcuni ex compagni di sventure liceali che non posso mancare di salutare. Localizzo il mio compagno di pranzo (dopo aver elegantemente evitato Capoccia con ai piedi scarpe viola quasi illegali) e inizio a chiacchierare, aspettando fiducioso l’apparizione di Cesari, che sempre lì davanti mi aveva dato appuntamento e che era impegnato in una amichevole conversazione con la da noi tutti amata economa con i baffi!
Finalmente il rappresentante esce e scopriamo, maledizione!, che ha deciso di pranzare con noi: qualcuno l’ha invitato? No, ma non importa, e così in tre in un Mc Donald particolarmente folkloristico per il materiale umano contenuto, ci ritroviamo a sentirlo noiosamente sproloquiare di scuola per molte ore, finché, colto da un provvidenziale attacco diarroico si allontana lasciandoci respirare. Nel frattempo il sadico Adami decide di farci intercettare la sua dolcissima amica, che implacabile appare alle tre e mezza ai portoni e che con noi prosegue mentre inseguiamo l’autobus che potrà rideportare quel maledetto rappresentante maffeiano nella natia Valpolicella, nutrendo invero l’intima speranza che l’Apt lo mollasse in piena Anatolia eliminandolo definitivamente. Vana illusione, purtroppo, ma almeno ce ne liberiamo all’alba delle quattro e qualcosa, e di lì a breve pure io mi dipartisco abbandonando Michele in balia della ragazza con le scarpe color sfiga!
Arrivo a casa e, tastando con cautela il mio cappotto ravviso un curioso pacco bomba omaggiatomi dal nobile Lamberto davanti al Maffei, ed elegantemente ravvolto in un raffinato foglio protocollo.
Già decisamente allegro e felice per la giornata che mi aveva regalato un pranzo e alcune ore divertenti in compagnia di due carissimi amici, mi dedico all’apertura dell’involto, incespicando quasi subito nella vera sorpresa di quel dono: se infatti sapevo si trattasse di un cd, e invero attendessi ansioso di aspettarlo nutrendo per esso determinate aspettative, non mi aspettavo però di trovarlo accompagnato da una presentazione. Leggo la prima riga e capisco che non sarà una lettura come qualsiasi altra, dunque faccio partire il cd, senza shuffle come si deve fare al primo ascolto (con queste prescrizioni mi sembro qualcuno….), spengo lo schermo del computer, lascio accesa solo la lampada della scrivania e mi accoccolo in poltrona con quella lettera inattesa fra le mani.
Quel che mi raccontano quelle frasi semplici ed efficaci, evocative profonde e sensibili in maniera sorprendente rimarrà solo per me, ma l’effetto che mi fecero fu di una sensazione stranissima di entusiasmo euforico, di felicità pura, per essere stato reso partecipe di qualcosa di intimo e speciale e per aver dissolto, con quelle quattro facciate, dubbi e paure da troppo tempo miei compagni.
Dovevo scrivere, anche io, e così il mio pallido confessore ha conosciuto la nobiltà della penna stilografica (usata solo nelle occasioni e per le parole straordinarie), che ben quattro pagine ha vergato di pensieri, riflessioni, emozioni.
La leggo e rileggo mentre le note, che da quel venerdì non mi hanno ancora abbandonato e che tutt’ora mi fanno da colonna sonora, continuano a parlarmi di luoghi e persone lontani che mi sembra ugualmente di conoscere…e inizio così ad accorgermi che quella non era una giornata normale, affatto! Mentre sono preso da questo stato estatico altri due amici, quasi a voler completare una rosa con pochissimi assenti, si fanno vivi: l’uno per un invito a cena insperato e apprezzatissimo, l’altro, neopatentato, proponendomi un test automobilistico, altrimenti conosciuto come giro senza meta. Diamine, è la giornata perfetta? Esco convinto sempre più di questa cosa, e malgrado ci sia qualcuno da sostenere, seppure a distanza, perché una strana pseudotristezza non gli fa vedere chiaramente la verità insinuando dubbi tremendi, la serata mi da conferma sempre più di questa sensazione.
Il giro in macchina non c’è, problemi logistici che fanno un po’ arrabbiare il povero Fra, ma era molto che non andavo a trovarlo, e fare un salto a casa Marrella, la mia seconda casa, è sempre un grandissimo piacere!
Torno a casa, a piedi, con lui, ci salutiamo e poi via a cambiarmi, perché la nebbia calata inesorabile e copiosa impone una sola cosa: mantello nero!
Così conciato, fra gli sguardi inquietati dei familiari (notoriamente estimatori di queste mie trovate ottocentesche) e pure di qualche passante, mi reco da Umberto.
Cena fantastica, grazie ad un Angy particolarmente estroso ai fornelli, e compagnia piacevole anche grazie ad una contrattazione per l’uscita di Marco cui noi quattro saggi e adulti commensali (??) partecipiamo in varia maniera ridendo divertiti per le sue pessime doti diplomatiche oltre che ai vari tentativi, temo fallimentari, di cimentarsi nel rap: altro che Zeno!
Torno a casa immerso nel fumo nebbioso che a respirarlo ricorda vagamente l’aereosol (come scriverò ad un’amica un po’ giù di morale), con un bellissimo libro sotto braccio generoso regalo di Marco, e tentando di scrivere un messaggio a chi, quel pomeriggio, era riuscito con le sue parole a farmi stare tanto bene: sms non all’altezza di ciò che ho ricevuto, ovviamente, ma a quanto pare apprezzato ugualmente. Poi a casa, stessa musica d’accompagnamento, per una rapida sortita su msn e dormire, in attesa di un sabato che, onestamente, speravo all’altezza di quella giornata perfetta!
Il sabato, si sa, è consacrato agli amici (per chi ne ha, ovviamente…altrimenti alla Nutella o ad altri feticci) e questa volta, stranamente, avevamo già uno pseudo programma deliberato giovedì pomeriggio con Zeno e Michele: film a casa mia, o meglio maratona di film cretini. Di tutto ciò ci sarà solo ‘casa mia’, ma sarà lo stesso una bellissima serata!
Seppur non vestito con il ‘mantello di Fenner’, come richiestomi da Giovanni in un messaggio di quella mattina, mi dirigo come da tradizione a scuola per l’una, per raccogliere un po’ di programmi e pianificare la mia giornata. Faccio incetta di incontri piacevoli, come sempre, davanti ai cancelli, e pure di una gaffe di quelle tanto tremende da sembrare preparata (“Andrea, le hai liquidate?! Nooooo…..”), ma riesco anche a mettermi d’accordo per il pomeriggio, da trascorrere a qualche ora con Ilaria per comprare il regalo alla Vale, e a capire chi sarà in centro quella sera. Il primo pomeriggio trascorre faticoso a lavorare per mammà fra adorabili quintali di carta accumulata per secoli dalla zia Baffa e che va tristemente smaltita, ma alle sei la mia compagna di acquisti arriva in centro dalle remote lande di Arbizzano, e così dopo una doccia purificatrice avanzo a passo di marcia diretto a ponte Pietra, dopo aver strappato il giovane Adami ad un quartetto di primini capitanato dal fiero Arold. Vaghiamo, stranamente determinati, per il centro fino alle sette e mezza, più o meno, riuscendo nell’acquisto di due regali fenomenali (quanto buon gusto abbiamo???) e intercettando mezzo Gotha, presente e passato, davanti a Fnac, che sembra essere un polo d’attrazione degno concorrente della sede per i maffeiani vaganti. Fra l’incontro di Lucia che si accoda alla nostra ancora informe serata e quello di Alvise a caccia di un’affettatrice giungiamo infine a casa mia per una mezz’ora di cabaret non richiesto da parte della famiglia che si ostina a voler dimostrare la propria curiosa anormalità a chicchessia, da dove riusciamo finalmente a raffazzonare una pseudo organizzazione che prevede pizza, malauguratamente alla “Bufala”, e poi serata, e film (illusi!), da me nell’appartamentino, giacché la mia adorabile dimora ospitava il bivacco degli amici di mammà.
Alle otto e mezza appuntamento davanti alla pizzeria, e qui inizia l’agonia.
Entriamo ignari del nostro più prossimo destino, e aspettando Zeno (e Marre, che alla fine non verrà…e ha fatto bene!) ci accomodiamo a un tavolo per sei. Dopo la tipica lettura dei menu per scoprire che si prende la stessa pizza (lezione del giorno di Papà, vero Ila e Michele?) e l’arrivo dell’ultimo membro della tavolata, decidiamo di ordinare facendoci notare dall’allora solerte, anche se un po’ dislessica, cameriera con l’apparecchio. Quattro margherite, e fino a qui tutto bene, ma Zeno, rispettoso delle sue tradizioni, domanda innocente “Una pizza con funghi, wurstel e salamino”. “No, non abbiamo wurstel, abbiamo solo cose di bufala”. Silenzio. Ci osserviamo con sguardi interrogativi, ma privi d’intuito invece di alzarci e dire “arrivederci, andiamo da Spizzico” restiamo al tavolo, dubbiosi su questa caratteristica curiosa del locale. La pizza di Zeno si risolve in soli funghi e salamino (salamino di bufala?? Mmh…), e passiamo al bere, parte notoriamente più semplice dell’ordinazione, ma non per quella gioiosa ragazzetta che probabilmente aveva di bufala pure il cervello: non solo ardisce domandarmi, alla mia richiesta “Col limone”, “Dove lo vuoi il limone?” (sulla pizza, ovvio! Scemo io a non specificarlo!), ma si presenta con tre birre in luogo di tre coccole rimanendoci pure male quando le spieghiamo che aveva sbagliato. In effetti, birra e cocacola sono quasi omofone, errore nostro! Tempo previsto, venti minuti, che già pochi non sono, ma calcolando che è sabato e che siamo giovani pazienti soprassediamo e attendiamo ansiosi la nostra pizza, scrutando l’ambiente della sala sorprendentemente kitsch. Primo tocco di stile, le lampade a muro, a forma di testa di bufalo in rame, per riprendere l’elegante tema del locale, indegne pure per un saloon di Gardaland, ma le povere luminarie passano subito in secondo piano quando notiamo la scritta del bagno. ‘Sala mungitura’, scritto grande sul muro, allusione d’una volgarità senza precedenti che ci fa rimanere basiti al pensiero della mente perversa che la deve aver partorita, a maggior ragione quando all’interno scopriamo che in luogo dei discreti omini stilizzati, per indicare le diverse toilette, appaiono le scritte “bufali” e “bufale”: è mai possibile? Le risate per le riflessioni estetiche sul ristorante non ci impediscono però di ricordarci delle nostre pizze, che continuano a non arrivare dopo la mezz’ora d’attesa. Non sazio di averci condotti alla più famelica delle ingordigie, quel buzzurro del capo cameriere risponde con umorismo non richiesto alle nostre domande sullo stato delle povere pizze, abbuffandoci nel mentre di pane ipersalato forse con lo scopo di farci terminare anzitempo le nostre bevante…ma noi non cediamo, e dopo aver ennesimamente redarguito la donnetta dal sorriso metallico che si dimostra sempre più corta riusciamo finalmente ad ottenere la nostra cena. La pizza è buona, almeno, ma non dura molto per la fame accumulata e per l’intima speranza di ognuno di fuggire da quel posto; la cena termina in gloria con i conati di vomito di Ilaria per la tipica schifezza di Zeno di fine pasto, a base di olio e tovaglioli, e con queste belle immagini impresse nella memoria ci dirigiamo finalmente alla mia dimora, dove ci attendono Francesco e Lucia.
Saliamo a proviamo ad iniziare il film prescelto, Spongebob, che consiglio a chiunque abbia abbastanza spirito demenziale per poterlo apprezzare…e non scherzateci su, perché essere dei tritoni è molto più facile che saper ridere della cretineria pura.
Oltre la scena iniziale dei pirati, però, non si va, e perché la logistica non concilia (computer distante, niente casse, popolazione in aumento) e per altre ragioni assolutamente ignote, ma tant’è, e ci ritroviamo, con l’arrivo di Arold e di Andrea, a conversare accampati in qualche modo sui due divani che non riescono a reprimere i loro istinti di fuga, spostandosi in continuazione dal muro. Fra contagi da “a fanculo” (sperando che msn non mi censuri…) poi trifolati, canzoni di Mina e insulti gratuiti ad una ragazzina tanto carina che mi aveva pure portato un regalo (maledetto Adami!...ma non scrivo cos’hai detto altrimenti il malvagio Bill Gates mi impedisce di pubblicare: bigotto!) trascorre una serata davvero amabile, in cui ci divertiamo stando insieme e senza fare nulla di particolarmente straordinario, ma pure senza vagare inebetiti per il centro da un bar all’altro sostando le ore ai portoni: mio Dio, per favore no!
Lentamente anche il sabato sera si spegne, tutti se ne vanno e dopo aver scortato Zeno a casa, e con lui deliberate alcune cose fra le quali un giretto l’indomani, assieme ad Andrea e Lamberto in compagnia di quella cretina di Tabù pure io mi dedico al letto, con la splendida compagnia, per finire in bellezza, di alcuni messaggi davvero graditi parlando di amicizie con un caro amico…
Domenica: sveglia alle otto, in teoria e per winamp, ma l’alzata dal letto si ha soltanto alle undici, perché l’appuntamento con Zeno è di lì ad un’ora e prima mi devo rendere presentabile, non tanto a lui quanto ai passanti per strada. Ci facciamo una bella passeggiata, complice pure una giornata uscita direttamente dalla primavera con caldo e sole, chiacchierando come sempre di tante cose, leggere e non, e decidendo della nostra estate con la ferma volontà di realizzare alcuni progetti.
Sempre camminando in riva al fiume ci avviciniamo a casa mia, per un pranzo improvvisato cui succederà un’ancor più improvvisata gita a Romagnano: erano mesi che dovevo portarlo lassù.
Malgrado Alvise non trovi le chiavi del suo trattore e torni a casa furibondo e Zeno non riesca a catturare i pesci con le mani, ci divertiamo, e io torno in città felice pronto per l’ultimo incontro della giornata, doveroso di domenica: Michele.
Passeggiata stanziale, questa volta, nel mitico bar della cioccolata calda, per il ginocchio di lui che ultimamente è in sciopero ed una mia presunta stanchezza (per cosa poi non si sa…), e fra una risata, un messaggio a chi ci disturba da Arbizzano e pure qualche discorso serio si fanno le sette, senza che ci siamo accorti che quel tempo sia passato. La prossima meta è Avesa, per una consulenza informatica alla Madda, ma il 97 maledetto ritarda di un misero quarto d’ora, costringendoci ad un’attesa snervante alla fermata discutendo con un vecchietto sul numero di fermate da via Diaz all’ospedale: si accettano suggerimenti in merito. Questa giornata di solo riposo, a scapito delle cose cui in realtà dovrei dedicarmi, ma si sa che sono fancazzista, si conclude prestino su msn, dopo due incontri proprio piacevoli e sulla scia di giornate tanto felici da rendere incredibile anche questa dove, in effetti, di straordinario non c’è proprio nulla…ma sta alle persone, e inizio ad esserne assolutamente certo, rendere incredibili i momenti che passi con loro, e regalarti sorrisi così indelebili dal rimanere incollati sul volto anche dopo ore!
Come sempre, anche questa volta la giornata termina fra i messaggi, per godersi gli ultimi giorni di Christmas, per gli auguri alla Vale e qualche ultima conversazione resa ancor più piacevole dal caldo del piumone.
Questa volta la sveglia suona implacabile alle sette, ma grazie alla canzone deliberata come la migliore per alzarsi sabato sera (Tubthumping, dei Chumbawumba…provare per credere!) non è poi un risveglio tanto traumatico, al punto che riesco addirittura a non perdere il treno, l’intercity delle otto e dieci, che darà inizio al mio lunedì da pendolare. Partenza in anticipo perché prima delle consuete lezioni di Storia e Sociologia mi aspetta l’appuntamento con Andrea per un ripassino di diritto, in vista dell’esame di Pubblico che toccherà a lui e a qualche altro compagno di corso proprio domani: in bocca al lupo! Malgrado le mie insistenze riesce ad offrirmi il pranzo, e assieme dissertiamo di commissioni parlamentari e di corte costituzionale finché non incombe il mezzogiorno, e con esso un’altra lezione della materia più bella al mondo per la mia testolina bacata: Storia Contemporanea. Due ore di spiegazione entusiasmanti sulla prima guerra mondiale, della quale purtroppo solo io e il mio carissimo Antonioli (il prof, nda) sembriamo cogliere il potenziale comico, non tanto nella tragedia del conflitto, quanto piuttosto nelle rivendicazioni territoriali polacche dopo il ’19…ma si sa, l’umorismo storico non è affatto una cosa normale (e per fortuna, aggiungerei!) e così mentre ridendo prendo appunti mi attiro le occhiate basite di quella curiosa fauna umana che riempie l’aula del corso M-Z. Finita questa spiegazione che avrei potuto continuare ad ascoltare sino alle sette di quella sera arriva LEI, la matta di sociologia, particolarmente euforica e purtroppo non dimentica del fatto che quel giorno era prevista la relazione su un testo assegnato da parte di cinque studenti. La lezione della signora in viola (per l’occasione cambiatasi, almeno dalla vita in su: urrà!!) termina dunque con un po’ d’anticipo per lasciare spazio ai commenti dei nostri eminenti colleghi, che si destreggiano più o meno bene nei meandri del concetto di ‘educazione’ con una presenza particolarmente di spicco in una ragazza in pure stile ‘ho imparato la lezione a memoria e ‘mo ve la ripeto’: voce acutissima, quinta ingranata per sparare più di mille parole al secondo e respirazione sospesa. Rimaniamo attoniti ascoltando le sue frasi velocissime sfrecciare per la classe, finché la professoressa non la interrompe facendoci temere per la sua incolumità a causa della rapida frenata. Le domande la spiazzano un pochino, in effetti, ma prendendo ispirazione dal saggio metodo didattico della docente, non le ascolta e risponde con altre cose che si era preparata, concludendo magistralmente la trattazione in stile puramente cartone animato, rallentando il ritmo progressivamente e abbassando il volume fino a scomparire: magistrale, davvero!
Per ascoltare il pigolio incessante di costei, però, la lezione finisce in ritardo, e così per riuscire a salire sul fido (mica tanto!) treno del ritorno in città devo correre per Milano superando ogni record (calcolando il rapporto stazza/velocità, ovviamente…). Arrivo con venti minuti d’anticipo in stazione, abbastanza per scoprire che la signorina della biglietteria mi ha dato un posto orrendo in carrozza (maledetta!) e preso da un qualche ignoto furore mi metto a scrivere sulle pagine bianche del quaderno di sociologia proprio l’inizio di questo post lunghissimo, terminato oggi tornando a Milano per rimanerci fino a giovedì mattina. Orario d’arrivo previsto a Verona 18 e 17, un’ora giusta per permettermi di prepararmi per la festa di Valeria, evento tanto importante da convincermi a fare il pendolare per un giorno, e andarci, se non fosse che come da tradizione il treno ha deciso di arrivare in ritardo di un quarto d’ora buono, organizzandosi con l’amt che non mi manda un autobus per casa per altri dieci minuti: morale? Corsa a casa dalla fermata, scale fatte quattro gradini alla volta, doccia di tre secondi, barba fatta senza guardare (e la mia giugulare se n’è accorta perfettamente!), vestiti buttati addosso in gran fretta e subito di nuovo fuori, per recuperare l’omino curioso che alla Gran Guardia attendeva la mia salvifica apparizione per trovare ‘Tenuta Valotto’, come direbbe una delle mie peggiori creazioni!
La festa, che già si preannunciava divertente, non solo conferma le attese ma addirittura le fa apparire aspettative riduttive: c’è davvero tanta gente, ovviamente in prima fila il Gotha del Maffei che mai è assente a certi eventi, amici e conoscenti con i quali la conversazione, malgrado le posizioni diverse cui ormai mi sono abituato, è piacevole e scorre spaziando negli ambiti più vari. Si parla di scuola, ovviamente, ma non solo, si scambiano sorrisi allenando il muscolo dell’ipocrisia malgrado qualcuno l’avesse già sforzato troppo, e con somma soddisfazione riesco pure a parlare con piacere con qualcuno che, di solito, di me non ha una grande opinione… Ci sono abituato, ormai, è vero, però riuscire a chiacchierare francamente, scherzando e ridendo da amici con persone che stimo malgrado non sussistano grandi rapporti mi fa sempre piacere.
La serata, per me, termina attorno alle undici e mezza, uscendo di casa Valotto con Michele e Lamberto per tornare assieme verso il centro, e qui, con due amici che ultimamente sento particolarmente vicini, scambio pensieri sulla serata e su alcune persone in particolare, passeggiando felice per la città buia e silenziosa ma senza nebbia, che non è gradita in passeggiate simili! Siamo contenti di quella serata, tutti e tre, ce lo si legge negli occhi, a me di sicuro almeno, ed è evidente che siamo stati bene, tutti e tre, in modi diversi, in fondo anche per merito della stessa persona… Rimango con Michele, attraversato ponte Navi, ad aspettare il suo 91, parlando ancora, come solo io e lui sappiamo fare, e dopo la curiosa apparizione di un tizio vagamente alticcio che mi riconosce pure (“Ma tu sei Trincanato?”) senza che io sapessi chi fosse e soprattutto facendomi temere che fosse giunto quel pestaggio che attendo ormai da anni, ci salutiamo. Lui sale sull’autobus, io torno a casa, due canzoni mi accompagnano facendomi rivivere attraverso note che ormai sento un po’ anche mie quegli ultimi quattro giorni incredibili nella loro assoluta semplicità, stupefacenti ma solo per chi li vede da vicino, carichi di mille significati che porto con me, oggi, qui a Milano, per farmi compagnia se dovessi sentire la mancanza di un mondo di amici, nella mia bella Verona, che ultimamente sento davvero importante, più importante di qualsiasi altra cosa!